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di: Giuliana Codecasa

Dal diario di una nonna alla pari.

La mia voglia di avventura mi ha portato a questa esilarante esperienza che, oltre ad un viaggio ricco di bellezze ed esperienze, si è rivelata anche un viaggio interiore e di crescita come mai avrei
pensato alla mia età, direi, molto matura, di poter fare.
4/6
Sono ad Exmouth, località sull'oceano dell'Australia occidentale.
Fa caldissimo e così mi sono dovuta comprare un paio di calzoncini.
Faccio scorta di acqua e poi decido di andare a vedere l'oceano. È quasi il tramonto.
Mi incammino sul sentiero e qui la natura è completamente diversa dai luoghi visti finora: cespugli e bush in fioritura, non più alberi altissimi e secolari, tutto molto verde e rigoglioso.
Sono cambiati i profumi nell'aria: non più l'eucalipto, ma un aroma più dolce e gradevole di fiori.
Cespugli di mimosa che, incredibilmente…profumano.
Il silenzio è palpabile e viene interrotto solo dal cinguettio degli uccelli con suoni completamente differenti tra loro. Sono in estasi!
La terra che fino ad ora era sabbia bianca o ambrata ora è rossa o salmone.
Camminando arrivo ad una duna bianca, ci salgo e…davanti a me l'oceano.
C'è la bassa marea, si è ritirato di almeno 20/30 metri, e nelle pozze che ha lasciato si riflette il cielo rosso/arancio del tramonto.
Il mio cuore si è fermato! Un'altra emozione pura!
Ne approfitto per fare un Whale Sharks Tours: nuotare con lo squalo balena in pieno oceano, il pesce più grande al mondo. Enorme, maculato, elegante, accompagnato da numerosi pesci pilota, ma soprattutto vegetariano. Inebriante! E poi incontrare una manta gigante e rituffarsi per nuotare anche con lei…
Giorni senza orologio, con i ritmi del mare e dei suoi eventi, seguendo un programma conosciuto, ma che, per le mie difficoltà con la lingua, lascia sempre spazio ad un po' di sorpresa.
Tutto questo è impagabile!
19-6
È arrivato l'inverno, al mattino ci sono 6 gradi e durante il giorno si arriva a 16/17. In casa non c'è riscaldamento e ci sono 16 gradi. Mi hanno dato un caloriferino per la sera, meno male.
Oggi mi attende Pinnacles tour. Sveglia alle 5,30, prima dell'alba. Accidenti, la macchina non parte e devo andare alla stazione in bici: non è tanto per i sali-scendi, quanto che fa freddissimo. Arrivo congelata e le mani non le sento più, ma riesco a prendere il treno, ottimo. La prima tappa della gita è il Parco di Caversham, bello e molto verde. Canguri di ogni specie a cui i turisti danno da mangiare, koala, wombat ed il diavolo della Tasmania. Purtroppo, gli animali hanno spazi ridotti; i koala, che dormono 20 ore al giorno, vengono svegliati continuamente per i turisti; il wombat tenuto in braccio come un peluche per fare le foto con noi uno ad uno. Tutto questo non mi è sembrato molto rispettoso nei confronti degli animali. Ahimè, alla fine cedo e faccio una foto con il wombat. I miei principi e convinzioni affossati biecamente! Ma quando mi ricapiterà?
Tappa successiva i Pinnacoli. Il Deserto dei pinnacoli è situato ai margini del Parco nazionale di Namburg in prossimità della piccola località costiera di Cervantes. Il deserto è costituito da una distesa di sabbia dalla quale si ergono i "pinnacoli", formazioni rocciose calcaree che possono assumere le forme più svariate. Le strutture calcaree hanno avuto origine dalla deposizione delle strutture calcaree di organismi viventi sul fondale marino. Dopo l'emersione dei fondali marini, i processi erosivi hanno fratturato le rocce calcaree creando delle strutture colonnari ricoperte dalla sabbia fino a poche centinaia di anni fa.
Lo spettacolo è superbo: sabbia che va dal giallo polenta all'oro, pinnacoli di varie forme ma tutti allungati verso l'alto, alcuni con tonalità di colori diversi dal giallo al salmone al rosato intagliati come merletti, altri con una struttura che sembra un ricamo.
Poco distante, a Lancelin, ci sono delle dune molto alte e di sabbia bianchissima, così fine da sembrare borotalco. Piacevolissima al tatto.
Splendido, con il riverbero del sole sembra di essere sui campi di neve.
Sulle dune si "scivola" usando delle tavole o si fa surf. Io ero pronta per provare, ma vedendo gli altri che non riuscivano a scendere scivolando perché sotto le tavole si formava una montagnetta di sabbia ho rinunciato. O vengo giù a capofitto o che gusto c'è?
Ho fatto un giro a piedi salendo sulla duna e godendomi uno spettacolo fenomenale.
Questo è un paese meraviglioso e godere di questa natura mi ha riempito l'animo. Ho scoperto un nuovo albero di eucalipto: ha le foglie solo sulle punte dei rami, ramini e rametti e sono disposte a palla così sembra un albero di pon-pon. Divertente!
21/06
Giro nel regno del vino australiano.
In questi tour I'autista è sempre uno solo che guida per ore, ci fa da guida parlando al microfono, ci serve il lunch e ci prepara caffè e tea. Veramente tutto fare!
Sono un po' stordita perché ho dormito solo tre ore e mezza! Con questo tour operator i pullman sono comodissimi così schiaccerò un pisolo durante il viaggio.
Ha piovuto i tre giorni precedenti, ma oggi c'è un'alba mozzafiato con arcobaleno e quindi la giornata inizia in un tripudio di colori.
Prima tappa Busselton dove c'è un pontile della lunghezza di 1.836 mt, il più lungo dell'emisfero australe ed uno dei più lunghi del mondo. Diluvio, Giove si è scatenato chiedendo anche aiuto ad Eolo, siamo tutti fradici e il molo è quasi invisibile per la foschia. Disdetta! Poi gli dèi impietositisi, ma soddisfatti per averci inzuppato, si placano e rimane attivo solo Nettuno, che increspando, sollevando onde, creando schiuma di ogni tonalità di colori, rende vivo l'oceano.
I colori dopo le intemperie sono incredibili: il cielo che fa trasparire qualche raggio di luce, l'oceano ancora grigio, arrabbiato e spumeggiante e la sabbia senape creano un’atmosfera suggestiva.
Splendido! Io amo i colori dopo la pioggia perché sono più intensi e vivi.
Lunch in una birreria artigianale, ho assaggiato un poco invitante insaccato di canguro ed emù, che, nonostante l'apparenza, era gradevole.
Mi sarebbe spiaciuto non assaggiare il canguro, questo è lavorato ma sempre canguro è.
Che birra! Particolarissima quella fatta con le arachidi, peccato non in vendita ma servita solo alla spina.
Poi sosta in una cantina e tester del vino. Io ci ho dato dentro con i tester della birra, ma c'è chi mi ha battuto alla grande con quelli del vino. Capisco che, essendo nel regno dei vigneti, era tappa quasi obbligata (e poi il business) ma questa sosta ha un po' tolto poesia al tour.
Piove, piove e piove, ho preso K-Way e golf ma per scaramanzia ho messo le scarpe di tela anziché quelle da pioggia così ho i piedi a mollo ed ormai grinzosi, senza speranza che ora di sera si asciughino. Una mia compagna di "scampagnata" si è portata le ciabatte. Beccata!
Ho tolto le scarpe e le calze e le ho messe sul bocchettone del riscaldamento ad asciugare, fortunatamente nessuno è svenuto!
Piove, piove e piove ma l'unico posto non umido è la grotta Mammoth, chi l'avrebbe mai detto?
Stalattiti, stalagmiti e formazioni a scialle. Non mi è sembrata particolarmente interessante, ne ho viste di molto più belle, forse perché non ho capito la spiegazione.
Che tempo da lupi, meno male che io adoro il vento. È così forte che non riesco a camminare in linea retta perché mi sposta. E…vista la mia mole…una vera potenza!
Sosta al faro di Cape Leeuwin, il punto più a sud ovest dell'Australia. È dedicato a tutti i marinai del mondo.
Purtroppo, il maltempo non ci fa godere a pieno di questo spettacolo, l'oceano è furioso, il vento ulula, fare le foto è complicato perché ti si sposta anche la fotocamera.
Comunque, bello. È proprio una giornata invernale e la temperatura è di 11 gradi.
A Margaret River piove ed è tutto chiuso. Peccato, perché è una cittadina in mezzo ai vigneti piena di negozi di tutti i tipi.
Non ricordo se vi ho detto che qui i negozi chiudono alle 17,00 e la mattina aprono alle 9,00.
Durante il tragitto in pullman ho ammirato un paesaggio con pascoli di cavalli, mucche e pecore, vigneti e foreste prevalentemente di eucalipti.
Durante il percorso ho visto dei fiori bianchi nei pascoli, nel bosco e qua e là, e indovinate…erano calle!
4/7
Sto programmando una escursione di 5 giorni nel centro dell'Australia dal 16 al 20 luglio per cui preparatevi a nuovi racconti e foto. Qui le distanze sono incredibili per cui farò un volo aereo di 4 ore come da Milano a Mosca! Non voglio anticiparvi di più.
Che bello, relax e pace tutti per me!
Ho visto fiorite in contemporanea buganvillee, stella di Natale ed ibisco. Isola multietnica, multivegetale e multi-stagionale!
5/7
Meta Rockingham, si trova a 40 minuti di treno da Perth, è sull’oceano Indiano ed è meta turistica.
Da qui si può visitare l'isola dei pinguini ma, purtroppo, in inverno (giugno/settembre) è chiusa ai turisti per non disturbare la nascita dei piccoli.
C'è un sole spettacolare finalmente, dopo tanta pioggia e grigio.
Curiosando dal finestrino del treno ho visto fare sci nautico sul fiume, da quanto tempo non vedevo questo sport. Ora che gli sport acquatici sono con tavole, vele e paracadute è sorpassato? O sono io
che "frequentando" prevalentemente la montagna me lo sono perso? Devo ammettere che mi ha emozionato perché mi ha ricordato le vacanze della mia infanzia e adolescenza. E pensare che il weekend scorso con la Wii ho fatto delle gare di sci nautico con amici ed ho pure vinto! Il gioco non aveva suscitato in me alcun ricordo, ma solo competizione. Che differenza di emozioni tra la realtà ed il virtuale!
Arrivata a Rockingham sono stata investita da un sacco di aromi che, con il progredire dell'inverno, a Perth mi ero persa. Profumo di mare, eucalipti e vegetazione varia. Ho perfino avuto l'impressione che anche la mia pelle respirasse e si impregnasse di essenze. Che incredibile sensazione!
Mi sono precipitata a prenotare una minicrociera alle isole. Mentre aspettavo di imbarcarmi mi sono incamminata sulla spiaggia e ho visto un cartello che segnalava la presenza di serpenti. Lo so, sembrerò strana, ma con una giornata così splendida possibile che non ce ne sia nemmeno uno arrotolato a scaldarsi al sole? Io, a debita distanza, un mitico, colorato, pericoloso, serpente australiano lo vorrei vedere!
Si parte. Giornata eccezionale: sole incredibile, temperatura mite, mare calmo, quindi tutte le condizioni ideali per godere della navigazione.
La prima isola è il regno dei cormorani, una colonia numerosissima. Si tuffano, fanno il bagno, sbattono le ali, fanno la siesta, sono bianchi e neri con il collo lungo e le penne lucide, bellissimi.
Ad un certo punto appare un'aquila marina con le sue magnifiche ali spiegate e comincia a volare con alcuni cormorani. Sembra giochino a rincorrersi. Magnifico seguire il loro volo.
Poi partenza per l'isola dei leoni marini e pellicani. I leoni marini se ne stanno sdraiati al sole senza fare una piega al nostro arrivo con lo scafo. La guida ci incita allora a fare il loro verso come richiamo per vedere se si muovono un pochino. Tutti cominciano a richiamarli…ed incredibile uno alza il naso e…si sistema meglio per continuare la sua siesta.
Mentre ci dirigiamo verso l'isola dei pinguini (a cui non si può accedere ma solo passare vicino) in acqua individuiamo un leone marino che nuota tranquillamente. Elegante e agile tra le onde, si tuffa e ricompare per il nostro divertimento. Che spettacolo!
Si torna a terra e decido di fare una bella passeggiata sul lungo-oceano.
Noto uno strano movimento a pelo d'acqua con riflessi argentei, guardo meglio e scopro che branchi di pesciolini si rincorrono saltellando sul pelo dell'acqua dando un effetto visivo simile ad un lieve bollore. Divertente e sorprendente. Con delle acque così ricche di pesci è spiegata la presenza di tutte quelle specie di volatili marini.
Dopo gli animali di terra e quelli marini la giornata di oggi ha visto il trionfo di quelli d'aria.
Pellicani, cormorani neri e bi-color, un’aquila, almeno quattro tipi di gabbiani, altri uccelli di cui non conosco il nome e alla fine anche dei piccioni, che qui non avevo ancora visto.
Camminando sulla spiaggia un uccellino bianco e nero mi ha affiancata ed accompagnata per un tratto. Quando mi fermavo e gli parlavo alzava il crapino e, incredibile… “sculettava”.
E poi è arrivato il tramonto, un tripudio di colori dal rosso all'arancio al viola ed al giallo. Un vero incendio! Ed in contemporanea centinaia di pappagalli bianchi sono arrivati sul lungo-oceano a posarsi sugli alberi. Che chiasso! Tutti che starnazzavano, volavano, andavano in una pozzanghera a bere, si contendevano il ramo su cui stare, …che allegria!
Mi rimane un ultimo quesito senza risposta: perché le panchine dei parchi australiani (così ricchi di uccelli) anche se sono in posizioni poco strategiche (per esempio sotto un albero), non sono piene di "cacche" di volatili?
Magnifica giornata, sono rilassata, ricaricata e ritemprata!
Cominciano i miei cinque giorni di tour, sarà l'ultima escursione importante in terra australiana.
16/7
Arrivo ad Alice Springs, dormo in ostello e poi partirò per il mio straordinario tour.
Alice Spring è una cittadina in mezzo al deserto restituita agli aborigeni da pochissimi anni. Peccato che quelli che si vedono in giro per le strade siano indigenti e dediti all'alcool.
Sono arrivata alle 16,30. Purtroppo, in Australia c'è la brutta abitudine di chiudere tutti i negozi alle 17,00 così, dopo aver acquistato l'acqua, mi sono recata nel centro città, ma ormai era deserto.
Nessuno in giro, tutto chiuso e con il tramonto incombente per cui mi sono ritirata in ostello e non ho potuto assaporare la realtà di questa località. La guida consiglia di non andare in giro la sera nel centro come nelle vie laterali poco illuminate ed io non ho voluto rischiare.
Domattina levataccia, il bus viene a prendermi alle 6,05! Mi dispiace per le mie compagne di camera.
17/7
Ore 5,45: attesa del bus per cominciare la mia avventura nel cuore rosso dell'Australia, la terra degli aborigeni, a cui finalmente è stata restituita, sebbene purtroppo con clausole, codicilli e limitazioni.
È buio pesto, ci sono le stelle, il silenzio è interrotto solo dai cinguettii degli uccelli.
Arrivano i bus dei vari tour operator, scendono autisti genere Indiana Jones, cappellaccio, chi con la barba, chi con coda di cavallo, chi rasta, abbigliamento super sportivo volutamente trascurato, tutti interessanti ed incarnazione dell’avventura. Ecco il nostro…piccolo, tracagnotto, bermuda e maglietta…e basta. Peccato! Speriamo bene!
Il viaggio è lungo, il paesaggio è arido con terra rossa e alcuni cespugli o alberi, non più di un verde brillante, ma color ulivo, un verde più sbiadito.
Il cielo è terso e con l'arrivo del sole anche la temperatura si alza.
Mi hanno parlato di deserto ed io mi immaginavo un paesaggio più spoglio e sabbioso, invece cespugli ed alberi ci accompagnano tutto il viaggio.
Ad un tratto vedo spuntare da un cespuglio un…dingo! Subito penso sia lui, poi mi guardo in giro per vedere se ci sia qualche villaggio, dubitando che sia un cane selvatico. Sìììì, è proprio un dingo, ho controllato con le fotografie! Sono molto contenta perché non avrei mai immaginato di vederne uno in libertà nel suo territorio.
Il paesaggio non si modifica molto, ogni tanto ci sono delle alture o il colore della terra diventa più giallino/senape, ma non mi stanco di guardare fuori dal finestrino.
Ad un tratto compare un'altura rossa, alta, spoglia e molto estesa che ci fa pensare ad Uluru (lo chiamerò sempre così con il nome aborigeno e non Ayers Roch nome inglese): serpeggia un po' di agitazione sul bus, fino a che una compagna di viaggio guardando la sua cartina scopre che si tratta del Monte Conner. Non importa, è spettacolare ugualmente, si staglia nel cielo azzurro con eleganza e maestosità.
Improvvisamente l'autista svolta in una strada sterrata facendo la gincana tra gli alberi, che sarà mai? Ci guardiamo perplessi.
Quando si ferma invita tutti a raccogliere legna per il fuoco serale al camping e mostra come rompere i rami o i lunghi tronchi. Tutti all'opera, o quasi, io me ne vado in cerca di fiorellini da fotografare o essiccare.
Quando stiamo arrivando al camping per il lunch eccolo…Uluru!
Magnifico, mi prende lo stomaco!
Però il lunch lo mangio ugualmente.
Rapidissima la sosta pranzo, il tempo è prezioso, bisogna cercare di vedere tutto.
Partenza immediata per Kata Tjuta (nome aborigeno, in inglese Monti Olgas). È uno dei monti sacri per gli aborigeni, rosso, striato di nero/bordeaux, ricco di fessure, buche, alto 546 mt. Il significato del nome aborigeno è: Molte Teste.
Abbiamo percorso a piedi un tratto di 5,4 km alla sua base.
Mozzafiato.
La parola che mi affiora alla mente è: intimità. Nonostante la gente che andava e veniva ed i rumori mi sono sentita come in una bolla, nulla poteva interferire o disturbare il mio percorso e le sensazioni che mi arrivavano. Incredibile!
Una signora era in meditazione davanti a questa magnificenza, capisco.
Lungo il percorso c'era dell'erba secca grigiolina, ma...meraviglia: ritornando al bus scopro che con i raggi del sole in inclinazione diversa è diventata azzurra!
Volevo prendere un sassolino da portare a casa ed ecco che uno piccolo, rosso ed ovale ad un certo punto mi ha "chiamato", era proprio quello destinato a me!
Nel punto più panoramico del percorso un altro sassolino giallo ha voluto finire nelle mie tasche.
Anche lui aspettava me.
La chicca finale: tramonto davanti ad Uluru.
Questo monolito ha cambiato infiniti colori a seconda di come i raggi del sole lo sfiorano.
Non so descrivere quello che ho provato, non ho nemmeno le parole, tutte sarebbero insufficienti per raccontare lo spettacolo a cui ho assistito e ciò che ho sentito. Ed il cielo! Non ho mai visto delle nuvole così e delle striature rosse in quel modo.
Capisco perché è una delle maggiori attrazioni dell'Australia. Ne avevo sentito parlare tanto ed avevo il timore che le mie aspettative potessero essere deluse, come spesso accade se mitizzi qualcosa, invece sono state ampiamente superate.
Cena con carne di canguro alla griglia…è carne, forse con un leggero retrogusto di selvatico. Non so bene che sapore mi aspettassi potesse avere, ma credevo avesse un gusto più particolare.
Nell'intimità della mia tenda mentre scrivo rivivo e rivedo tutte le meraviglie di oggi.
18/7
Programma: sveglia alle 5,15, colazione alle 5,45, partenza alle 6,15.
Superato lo shock sono pronta.
Si torna ad Uluru per un trekking, splendido.
Ci sono tre scelte, io ho deciso di percorrere il perimetro della base, 10,4 km.
È buio pesto e la tappa prima del trek è ad un belvedere da cui osservare l'alba ed i suoi riflessi sul monolito. Da una parte il sorgere del sole, turisti nel mezzo e dall'altra Uluru. Ed ecco che il monolito comincia a cambiare colore e si illumina da un lato, comincia lo spettacolo.
Purtroppo, le nubi sono tante e coprendo il sole attenuano o impediscono le trasformazioni di Uluru.
Peccato, ma ne è valsa comunque la pena. Lo scotto da pagare è il freddo che mi gela le mani e penetra fino alle ossa.
Ci informano che lungo il tragitto del trek ci sono zone sacre che non si possono fotografare. Uluru è sacro per gli aborigeni Pitjantjatjara, importante per la loro cultura, tradizione e cerimonie che tutt'ora si svolgono. Qui nasce una parte del Dreamtime e gli antenati ancestrali hanno lasciato il segno del loro passaggio.
In realtà sono divieti poco rispettati, come disattesa è la richiesta aborigena di non fare trekking salendo sul monolito.
C'è un ripido percorso che porta alla cima che è pericoloso di per sé perché molto liscio, esposto ed in pieno sole, ma spesso le condizioni meteorologiche (vento, pioggia) impediscono la salita.
Potenza delle divinità! Ottimo! Ovunque ci sono scritte aborigene che chiedono ai turisti il rispetto della loro cultura e del loro monte sacro, ma finché sarà il governo dei bianchi a gestire tutto le speranze sono poche.
Ho fatto centinaia di foto! Ogni angolo, anfratto, grotta, fessura, incisione, colore, tipo di vegetazione, gobba, rotondità e persino un laghetto, erano degni di attenzioni e magici.
Striature nere, sbavature bianche, intensità diverse di rosso/amaranto, non finiscono mai di stupire.
Chissà, forse, come in alcune credenze, con le tante foto volevo fare mia anche l'anima di questo straordinario posto.
La parola che mi accompagna oggi è: magico.
C'è un punto in particolare dove l'energia magica è stata più forte ed è il punto dove il Pitone Donna si scontra con altri antenati ancestrali. Devo approfondire meglio questo racconto del Dreamtime.
Abbiamo visto un dingo anche oggi, non so perché ma io vivo questo incontro come un evento di buon auspicio.
Alla fine del trek è arrivato il momento di incontrare un aborigeno che ci parla della loro cultura, modo di vivere, storia. Un vero peccato che io capisca pochissimo. Ci mostra la farmacia che offre la natura del deserto, tutte le piante officinali con cui loro si curano o risolvono i problemi, dal raffreddore ai problemi cardiaci, alla resina che favorisce l'attaccamento al seno di un neonato che ha difficoltà a succhiare, alla pianta che triturata ed aggiunta all'acqua stordisce gli animali che poi loro catturano e mangiano.
Prodigioso.
Poi è il momento della storia della creazione e della nascita dell'umanità: ci fa sedere in una grotta e ci disegna nella terra, usando i loro simboli, tutti gli eventi e gli antenati ancestrali. La sua manualità è incredibile, disegna con abilità, traspare il loro naturale contatto con la terra ed il rispetto verso di essa. Mi viene da pensare che chiunque di noi avrebbe usato un bastoncino per non sporcarsi.
Quando racconta la storia ci comunica un'enfasi ed un pathos che ammutolisce e rapisce l'attenzione di tutti noi. Sembra trasformato anche lui. Anch'io, che capisco poco, non riesco a distogliere lo sguardo da lui e dai disegni.
La narrazione del passato termina con un'analisi del presente e del futuro. Il nostro narratore aborigeno si trasforma ancora, diventa più cupo e il cambio di gestualità mi trasmette la fine di qualcosa e l’inizio di qualcosa di nuovo e poco gradito.
Faccio le ultime foto e cerco il gruppo per tornare al bus. Non c'è più nessuno! Ripercorro a ritroso un tratto della strada fatta, ma non vedo nessuno del tour, torno alla grotta della narrazione, nessuno. Mi guardo in giro, intravedo tra la vegetazione il bus e mi dirigo in quella direzione ma… vedo che se ne va. Panico! Non possono avermi dimenticata, ma dove vanno a cercarmi?
Seguo il bus sulla strada asfaltata e vedo, circa 300 metri più avanti, il parcheggio da dove eravamo partiti, così ci vado. Il bus al gran completo era lì ad aspettarmi, ma l'autista era sul percorso del trek a cercarmi. Sono andati a recuperarlo ed è ricomparso dopo altri 5 minuti. Mi scuso!
Lunch e partenza per Kings Canyon.
Facciamo tappa ad un enorme lago salato di milioni di anni fa ormai asciutto. Lo vediamo da un'altura ed è scenografico, c'è un'isoletta nel centro che spicca per la sua vegetazione.
Sotto i nostri piedi c'è una sabbia rossa finissima, impalpabile. Comincio la ricerca di un contenitore dove poterne raccogliere un po'.
Sono energeticamente molto carica, sto scrivendo il diario, sono quasi le 16,00 e sono sveglia da quasi dodici ore ma non “mi cala la palpebra”! Proprio un posto magico!
Arriviamo al campeggio e c'è la distribuzione dei posti nelle tende. Sono delle casette con pareti di tela e dentro ci sono due letti. Comodissima!
Alle 21,30 torcia in testa mi reco alla toilette per prepararmi alla nanna e durante il ritorno alla tenda incontro un dingo che vaga solitario per il campeggio. Questo appuntamento nel buio non mi sembra più così di buon auspicio. Senza perderlo di vista, a passo veloce, mi catapulto nella mia tenda.
Sono sveglia dalle 5,15 di stamani, sedici ore senza mai nemmeno appisolarmi. Sto benissimo! Che carica!
Ora provo a dormire, domattina altra levataccia.
19/7
Pronta per questa nuova giornata e per accogliere tutto quello che mi donerà.
Kings Canyon.
Trek di tre ore e di 6 Km. Salita sulla cresta del canyon, percorso del perimetro facendo un anello e discesa per riprendere il bus.
La salita iniziale a gradoni non è molto incoraggiante, ma ciò che ci circonda è un'anteprima stimolante.
La parola di oggi è: apoteosi.
Madre natura si è sbizzarrita a distribuire colori e suoni. Il vento e la pioggia si sono divertiti a forgiare, trasformare e scolpire rocce. L'acqua ha scavato e lasciato pozze dove si riflettono nuvole e rocce di ogni sfumatura. Un susseguirsi di angoli incantevoli e scorci mozzafiato.
Lungo il tragitto cartelli ci raccontano la storia delle varie formazioni.
Ci sono punti con rocce a cupole perfettamente rotonde.
Il canyon nasce come mare, diventa lago, si asciuga e lascia sabbia e dune, si pietrifica trasformandosi in roccia così porosa da assorbire l'acqua quando piove. Alcune rocce sono così friabili da sgretolarsi, quando le si tocca, e tornare sabbia impalpabile.
Siamo circondati da rocce, fiori, alberi e arbusti di tutte le gradazioni del rosso, giallo, verde, amaranto, senape, beige, fucsia, arancio e nero. Non ci sono colori accesissimi, ma di grande contrasto.
Si scorgono tracce di un incendio di molto tempo fa che ha lasciato tronchi bruciati che, uniti a
roccia e/o cespugli, sembrano una composizione Ikebana.
Io sono solita raccogliere fiori e foglie da essiccare, sassi, sabbia, ma qui non ce l'ho fatta! È come una profanazione!
Un'altra esperienza ricca di emozioni e meraviglie.
La vista del deserto dalla cima del canyon non è da meno. Spazi a perdita d'occhio!
La parola conclusiva del tour è: infinito.
Infinite sono anche le foto che ho fatto, quasi mille! Credo di aver battuto anche i giapponesi che c'erano nel nostro gruppo.
Ormai sono sulla via del ritorno ad Alice Springs, ma il tragitto su strada sterrata riserva un'altra sorpresa: cavalli selvaggi al pascolo. Ne incontriamo tantissimi! Quindi, non sono solo nei documentari e nei film western! Che emozione! Mentre li fotografiamo ci guardano, sono incuriositi da chi disturba la loro quiete.
È ora di dormire: anche oggi sono in piedi dalle 5,50, sono ormai le 22,00 e non ho "pisolato" nemmeno 5 minuti. Sono veramente rigenerata!
Ho chiesto al mio compagno di viaggio Philippe cosa ha detto ieri la guida aborigena rispetto al futuro. Risposta: gli aborigeni sono tutt'ora discriminati. Meno rispetto ad alcuni anni fa, ma sono relegati ai margini della società. Il Governo ha chiuso le loro scuole. Il loro futuro è l'estinzione e la fine della loro cultura.
La cosa sconcertante e che mi amareggia è che in cinque giorni, in terra rossa aborigena, gli unici nativi che ho visto sono gli indigenti di Alice Springs e la guida aborigena che, finito il suo racconto, è sparita.
Durante tutta l'escursione ho visto nel deserto, ma purtroppo solo dal bus, degli alberi che mi hanno incuriosita. Da giovani sono molto lunghi e stretti, poi crescendo ramificano come alberi a chioma larga. Hanno aghi lunghi come i pini ma di un verde meno intenso, e gli aghi sono tutti rivolti verso il basso come nei salici piangenti. Sono buffi. Spero di riuscire a fotografarne uno da vicino e di prendere degli aghi per il mio diario.
Australia isola: multietnica, multi-vegetale, multi-stagionale, multi-alberale e multi-color.
In questi giorni non ho visto nemmeno un canguro, non li avremo mangiati tutti?
20/7
Sono sul volo di ritorno a Perth, ho richiesto un posto finestrino per vedere e salutare il cuore rosso australiano. Su tutto il centro Australia non c'è una sola nuvola e mi diverto a cercare e riconoscere i posti visitati i giorni precedenti.
Atterrati, al ritiro bagagli arriva una persona della sicurezza con un cane, si posiziona all'inizio del nastro trasportatore e fa annusare al cane tutti i bagagli in arrivo. Ad un certo punto il cane ne segnala uno che viene subito prelevato e fatto aprire. L'ufficiale della sicurezza procede al sequestro di…due banane!
In Australia non si può introdurre frutta, verdura o alimenti che siano freschi e "vivi". Sono rigidissimi nei controlli. Non avrei immaginato che questa normativa si riferisse anche ai voli interni. Anche le scarpe sporche di terra corrono il rischio di essere requisite. Mi riferisco a scarponi da trekking o scarpe da golf.
Viaggio. “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell'avere nuovi occhi” (Marcel Proust). Occhi che mi hanno permesso di vedere una realtà multi-etnica, multivegetale, multi-stagionale, multi-alberale e multi-color. Ma anche uno sguardo interiore. Il contatto con le proprie emozioni, desideri, solitudine, silenzi, il riuscire a condividere il proprio sentire al di là del linguaggio e della comprensione verbale sono cose che segnano nel profondo e che una volta trovate e scoperte sono molto più che...nuove terre.