Civitanova Marche, il porto
UNITRE - Il Direttivo
Corsi e laboratori dell'Unitre
Corsi e laboratori dell'Unitre
Le gite
Le mostre dei lavori degli iscritti
Le feste dell'Unitre

di: Alessandra Milzi

Erano gli anni ottanta e, in una solita mattina d’estate, Laura, felice, percorreva il sentiero che l’avrebbe portata al mare. Salutava, nella sua discesa prudente, fiori, farfalle e raggi di sole che scaldavano la sua pelle dorata. Ad ogni passo vedeva  il mare avvicinarsi, lucente e calmo proprio come lo era, quella mattina, la sua anima.
Era una ragazza di diciassette anni, solitaria e socievole al contempo. Desiderava scoprire il mondo, e per farlo spesso si tuffava nel sogno, nei suoi sogni, quelli che mai avrebbero potuto tradirla. Nel suo mondo immaginario, cose e persone brillavano sempre e nulla aveva il sapore amaro della delusione. Un mondo sognante che le carezzava l’anima e la rasserenava nei momenti di inquietudine, facendo sì che sul suo volto non venisse mai a mancare quel sorriso dolce e incantevole che la caratterizzava. Sembrava una ragazza felice, Laura. La vita le aveva donato tanto: salute, intelligenza, bellezza, grazia, simpatia…. In realtà però, in quel suo instancabile, silenzioso, solitario viaggio interiore alla ricerca di sé, qualcosa le sfuggiva. Volgeva gli occhi e il naso all’insù, ad interrogare invano il cielo, su possibili visioni o nuovi profumi che fossero a lei destinati, e l’indugiare su questi interrogativi la rendeva malinconica. Sognava l’amore, ma questo le appariva come un miraggio. Non  mostrava mai al mondo le lacrime che stillavano dalla sua inquietudine. Spesso, anzi, le lasciava sgorgare sul cuscino prima di andare a dormire, e al risveglio ne cancellava ogni traccia, elargendo a chi le stava intorno sorrisi densi di grazia e speranza. 
Quella mattina, scendendo verso il mare, Laura fece un incontro inusuale: un angelo, in tutta la sua luce divina, le planò accanto leggero, e deciso le sbarrò il cammino. 
“Chi sei?”, domandò Laura attonita ed emozionata da tale iridescente visione. “Sono l’arcangelo Camael”, si sentì rispondere con tono familiare. Laura sorrise e stranamente serena disse: “Benvenuto! Avevo proprio bisogno di un compagno speciale per affrontare il viaggio interiore alla scoperta di me, di ciò che sono, di ciò che voglio portare avanti nella mia vita. E allora dimmi, tu che voli alto, e che qui davanti a me sei atterrato delicato e lucente, che cosa hai visto da quella prospettiva così diversa, da lassù, di me che io non riesco a vedere?”. “Dolce, candida, Laura, anima di luce - rispose l’arcangelo - di te vedo, nel tuo portamento fiero ed elegante, che su questa terra ti muovi incerta, ma che con grazia lieve tenti ogni giorno, col sogno, di elevarti al di sopra delle brutture con cui ti confronti. Di te vedo, nei tuoi occhi lucenti e profondi, la capacità di guardare il mondo con compassione e prendere le distanze da ciò che fa soffrire il tuo cuore. Di te vedo, nei tuoi lunghi capelli che sono fili di seta dorati, canali di connessione con il mondo esterno, che tanto vorresti cambiare. Di te vedo, nelle tue mani dalle dita lunghe e affusolate, il desiderio di donare amore a chi ancora l’amore non sa che cosa sia. Di te vedo, nelle tue gambe snelle e scattanti, la voglia di correre incontro all’amore, unica, intima essenza del vivere terreno. Di te vedo, infine, nei tuoi piccoli piedi ben radicati al suolo, la voglia di essere concreta, terrena, eppure in forte connessione con il Divino. Ecco perché oggi giungo a te in volo leggero: “Voglio donarti il mio bagaglio di luce potente, affinché tu possa a tua volta trascinarlo per il mondo, tra coloro che come te ali non hanno, ma che tanto anelano a librarsi in volo”.
Sulle fresche gote di Laura un timido colorito vivace si accese. “Che belle parole hai per me caro arcangelo Camael - disse cercando di nascondere il suo tenero imbarazzo - ma perché proprio a me, in questo mondo così popolato di anime erranti, stamattina ti rivolgi? Io sono solo una ragazzina che non sa nemmeno bene chi sia e dove voglia andare... perché proprio a me?”. “Perché tu sei una pagina bianca, ove tutto si può ancora scrivere; perché in questi anni, hai cercato di inseguire la libertà, sfuggendo i soffocanti labirinti dei condizionamenti sociali; perché, per quel tuo cuore infreddolito, hai sempre cercato riparo nel mondo fantastico, che poeticamente animi nella tua mente così delicata, invece di gettarti e confonderti nella mischia anestetizzata di tanti tuoi coetanei che ti respirano intorno; perché sorridente, in armonia con la natura, ti spingi giù per un sentiero solitario a cercare l’incontro con il mare, con l’immenso, con l’ignoto. C’è spazio in te per ogni sogno, per ogni sentimento. Tu che amore hai dimostrato per te stessa, amore sai provare, amore puoi donare”.
Fulmineo e senza aspettare la risposta di Laura, in un volteggio scintillante, l’arcangelo Camael spiegò le sue immense, soffici ali bianche e si perse nell’infinito cielo azzurro, lasciando ancora una volta Laura con gli occhi e il naso all’insù.
In quel momento, lei si sentì come bagnata da una fresca pioggia di stelle, percepì tutti insieme i profumi della natura librarsi nell’aria come fossero note di un canto degli uccellini; un calore interiore che mai prima aveva conosciuto l’avvolse, mentre un fremito velocissimo scosse, rinvigorendole, le sue membra.
Questo non era certo uno dei suoi soliti incontri fantastici, pensò Laura. L’arcangelo Camael era reale. Sentiva il suo cuore battere lento e potente come a scandire i rintocchi del mezzodì. Il sole era alto e il mare ancora uno specchio calmo e lucente. Laura sentì forte dentro di sé che lo stupefacente incontro appena avvenuto avrebbe cambiato radicalmente  la sua vita da lì in avanti. Percepì chiaramente che oltre alla dimensione fisica e intellettuale con cui dalla nascita aveva via via preso sempre più confidenza, ne esisteva un’altra silente, spirituale, energetica, “animica”, che era vera tanto quanto quella fisica e attraverso la quale avrebbe potuto fare, sentire, percepire una miriade di cose in più. “Che meraviglia!”, esclamò Laura entusiasta, e il passo lungo il sentiero verso il mare divenne trepidante.
Tuffarsi nell’acqua cristallina fu come esplorare l’abisso dell’oceano Anima, ma al contempo le tornarono alla mente le carezze rassicuranti che riceveva dalla mamma quando, da bambina, le faceva il bagnetto con polvere d’avena. Parlare con l’arcangelo, pensò, era stato semplice proprio come quando lo faceva con sua madre, amica confidente, guida complice, compagna affettuosa e profonda di sfoghi e speranze, angelo custode presente e mai invadente dei suoi giorni. 
Fu il bagno più lungo della sua vita. Uscì dall’acqua, e ricominciò la salita verso casa. Le sembrò l’unica salita non faticosa della sua esistenza.  
Nell’inesorabile susseguirsi delle stagioni molte volte ancora Laura percorse quel sentiero verso il mare salutando fiori, farfalle, raggi di sole e l’arcangelo Camael. Affrontando con coraggio, coerenza e forza  i dolori che la vita portava in grembo divenne donna adulta, interiormente libera e consapevole di esserlo.
I dialoghi angelici divennero quotidiani, non più relegati al sentiero che portava al mare, ma distribuiti, come fari illuminanti, nel selciato della sua vita, in una speciale, dedicata frequenza vibratoria.
Finalmente comprendere il vero senso della propria esistenza era diventato più semplice. E sentirsi guidata da un flusso energetico potente e benefico le dava serenità anche nelle difficoltà che nella  vita incontrava. Era come vedere tutto da una prospettiva diversa, da quel lassù invisibile, popolato di caritatevoli, scintillanti angeli.
Delusa dagli uomini che aveva amato, ma innamorata delle figlie che aveva generato, Laura affrontava il suo cammino con fierezza e dignità suprema, senza perdersi nell’odio, nel rancore o nei litigi terreni. In profonda connessione con la sua scintilla interiore di vita, inseguiva con attesa fiduciosa la sua meta ignota: l’isola dell’amore incondizionato.
Quanti abiti spariti dai suoi armadi nei faticosi cambi di stagione, scheletri inconsapevoli di paure affrontate ma superate. La paura dell’abbandono, del mancato riconoscimento del proprio valore, il timore di scadere suo malgrado nella superficialità del vivere, nonostante tutto il dolore affrontato. Come sul palcoscenico di un teatro, prendeva sempre più forma la sua vera storia di vita. Nuovi personaggi la incantavano, la cercavano, l’attendevano. Ma soprattutto loro, i caritatevoli arcangeli, onnipresenti, divenivano misteriosamente nella testa di Laura fonte di voci e parole da comunicare a quei tanti, molti, moltissimi che, come guidati dall’alto, giungevano a lei. Volevano scoprire quale fosse il vero motore della loro esistenza e lanciarlo finalmente, come quello di una fiammante Ferrari, verso i cinque più importanti, benefici orizzonti a cui ogni anima dovrebbe tendere quando arriva in questo mondo: umiltà, generosità, compassione, perdono e attesa fiduciosa. Orizzonti che Laura, per prima, nel suo impegnativo vivere aveva, pur soffrendo, raggiunto. Uno fra tutti, e più di tutti, ancora oggi la rinfranca nel suo infaticabile cammino: l’attesa fiduciosa, ossia quell’attesa, appunto, che non è solo speranza, ma certezza; certezza che ciò che a ciascuno di noi è destinato a ciascuno giungerà, purché sia libero dalle paure e dalle resistenze mentali che intralciano il libero manifestarsi e compiersi di quel misterioso viaggio interiore che è la vita stessa.
L’arcangelo Camael torna spesso lungo il sentiero esistenziale di Laura a ricordarle che in quella pagina della sua vita c’è ancora spazio bianco da riempire.
“Va’ Laura, fiera continua il tuo viaggio trascina quel bagaglio che ti donai.
Saluta fiori, farfalle, raggi di sole e arcangeli.

Nel tuo nome l’alloro, come simbolo di gloria, grata porti.
Fiduciosa attendi e vittoriosa, serena giungerai.
"Destinazione: incondizionato amore”.